Supporta il progetto

Se pensi di aver usufruito di un servizio utile per la tua azienda supporta il nostro progetto donando un importo a tua scelta, Salento-Turismo.com vive anche grazie alla tua donazione! Grazie.

Area publisher

Contribuisci con il tuo contenuto

I principali Itinerari Turistici del Salento

Spiagge del Salento

Scopri come raggiungere i tratti di costa più affascinati del Salento. Potrai scegliere tra spiagge dalla bellezza caraibica e scogliere ricche di grotte da esplorare, tutto ciò a pochi chilometri di distanza, per rendere ancora più rilassanti le tue vacanze in Salento.

Porto Cesareo: Le Dune

Spiaggia bianca e mare cristallino è la combinazione vincente che fa di Porto Cesareo una località marina ricercatissima.

Situata lungo la costa ionica, è sede dell’Area Marina Protetta “Riserva Naturale Palude del Conte e Duna Costiera”. Le spiagge che si sviluppano dietro un cordone di Dune, bellissimo esempio di macchia mediterranea, sono bianche e si aprono in un mare particolarmente limpido.

L’insenatura dove questa combinazione è decisamente sorprendente è situata in coincidenza degli stabilimenti balneari “Le Dune” e “Il Tabù”, ovvero seguendo da Porto Cesareo le indicazioni per la litoranea nord, nella zona di Torre Chianca. La grande insenatura, per lo più occupata da spiaggia privata, dà su un mare basso e cristallino che ti ammalia con le sue sfumature di azzurro e la sua freschezza, regalandoti riparo dal caldo delle estati salentine.

E’ facile trovare un gran numero di bagnanti… spesso giovani e atletici!!! Potrà anche capitare di vederli impegnati in sport quali beach volley e racchettoni… rigorosamente in acqua!

Ma Porto Cesareo non è solo spiaggia, sole, mare e relax… ma anche sede di un’importante Stazione di biologia marina, che offre interessanti collezioni e spiegazioni sui fondali spettacolari della zona e ogni anno richiama più di 10.000 visitatori.
Vi segnaliamo la sala dello squalo elefante dove è esposto un esemplare di questa specie pescato nelle acque di Porto Cesareo nel 2003 e lungo 7 metri: una visione decisamente impressionante!

Roca Vecchia - La Poesia

Un’altra località assolutamente da non perdere è Roca Vecchia, situata lungo la litoranea adriatica a nord di Otranto: un posto estremamente suggestivo!

Sede di importanti scavi archeologici, oltre a conservare i segni di insediamenti rupestri, i resti di una città, una strada, un grande pozzo, tombe scavate nella roccia e la rocca, presenta due importanti grotte “Posia” (tanto spesso quanto erroneamente note come Poesia). Il nome della grotta deriva da “posia” un termine della lingua greca del medioevo che indica sorgente di acqua dolce, ed infatti nella grotta ci sono i segni di una fonte che scorreva in passato. Si tratta di grotte carsiche che con il passare dei secoli hanno subito dei mutamenti strutturali causati dal mare che ha portato ad una serie di crolli. La notevole importanza di questo sito in ambito archeologico è legata al rinvenimento nel 1983 di iscrizioni messapiche (ma anche latine e greche) sulle sue pareti, da cui è stato possibile stabilire che la grotta fosse anticamente luogo di culto del dio Taotor (o anche Tator, Teotor, o Tootor).

L’incanto di questa scogliera richiama bagnanti soprattutto dai paesi limitrofi; nonostante la sua importanza archeologica e paesaggistica, Roca non è stata ancora presa d’assalto dai turisti, motivo che la rende ancora più affascinante e misteriosa.

La scogliera in alcuni punti si presenta a picco su un mare profondo, sito di ideale ritrovo di gruppi di ragazzi che nel pomeriggio si riuniscono, dando avvio ad una competizione amichevole di tuffi acrobatici. Si può perdere piacevolmente un intero pomeriggio ad osservare questi tuffatori. Ma l’incanto di questo posto non finisce qui. Abbiamo già citato le grotte della Poesia, bene, una delle due è protetta e di difficile accesso e custodisce le incisioni rupestri.

L’altra, più grande, è accessibile e di sublime bellezza.

Si accede scendendo dalla scogliera attraverso delle scalette scavate nella roccia, e ci si trova a fare il bagno all’interno di una grotta a forma di arena. Collegata con l’insenatura che dà sul mare aperto da una grotta a forma di tunnel. Il contrasto tra il sole abbagliante che riflette sulla superficie del mare e il buio della grotta potrà mettervi paura, ma superate questo momento di imbarazzo con la natura e attraversatela: è la porta di accesso al mondo delle meraviglie.

Un unico suggerimento: non raccontatevi segreti all’interno di quella grotta, le pareti hanno mille orecchie … andate a scoprire il perché!!!

 

Porto Selvaggio - Parco Regionale del Salento

 

Tra le nuotate più incantevoli che potrete fare, non possiamo non iniziare citando le acque di Porto Selvaggio.

Il Parco naturale regionale di Porto Selvaggio è una riserva protetta situata lungo la litoranea ionica, a nord di Gallipoli. In quanto riserva naturale protetta, vigono delle norme di comportamento che potrebbero compromettere la salvaguardia del paesaggio e degli ambienti naturali tutelati, con particolare riguardo alla flora e alla fauna e ai rispettivi habitat. In particolare è vietato transitare con mezzi motorizzati fuori dalle strade statali, provinciali, comunali e private. Di conseguenza esistono degli spazi dove parcheggiare a pagamento, nel parcheggio della discoteca "Casablanca" e gratuitamente all’interno di campi non coltivati sul lato opposto della discoteca.

Fate attenzione a dove parcheggiate, ad esempio sul lato della strada opposto alla discoteca è divieto di sosta, i vigili non badano alle festività e il numero delle multe potrebbe superare quello delle cicale che sentirete cantare nella pineta.

Una volta parcheggiata la macchina dovrete imboccare la stradina segnalata da barriere poste lì per non permettere il passaggio di veicoli. Attraverserete una folta pineta abitata da cicale, sentirete solo il loro canto. Durante la passeggiata approfittate a respirare a pieni polmoni l’aria fresca e godere del paesaggio naturale e selvaggio che vi circonda, altrimenti non vale la pena farsi questa scarpinata. Il percorso infatti, è in discesa e a tratti poco confortevole.

 

Indossate scarpe comode e non semplici infradito e non portate con voi troppe cose… il rientro avverrà in salita e dopo una giornata di mare!!! Portate con voi ciò che è indispensabile, tra cui il cibo.

Infatti la bellezza di questo posto sta nella sua incontaminazione, non troverete bar o chioschi, soltanto un piccolo frigo attrezzato, che vende frutta e bevande. I servizi sono dei semplici bagni chimici, però almeno ci sono!

Del resto non si spiega diversamente l’appellativo del posto: Porto selvaggio!

 

A ripagare queste piccole scomodità, troverete ad aspettarvi un premio speciale, che vi apparirà all’improvviso appena usciti dal bosco: la baia in tutta la sua bellezza, un’immagine che vi rimarrà impressa per molto tempo. Tutto quello che vi circonda è natura. Vi sentirete lontani da qualsiasi residuo di cemento, di città e di tecnologia (i cellulari prendono a stento).

La scogliera è a picco su un mare profondo minimo 7/9 metri. C’è anche una piccola spiaggia di sassi che agevola l’ingresso al mare ai più timorosi. In quel punto l’acqua è particolarmente fredda a causa di sorgenti di acqua dolce che contribuiscono a rendere salubre l’aria intorno. In quel punto la scogliera si fa più friabile fino a sembrare argillosa. Per anni i bagnanti si sono cosparsi il corpo di questa sostanza che si ricava, pensando erroneamente che avesse proprietà benefiche per la pelle. Ahimè non è così, e si è intaccata la costa inutilmente; è dunque vietato farlo, “ricordiamoci di trovarci in una riserva naturalistica protetta”. Godetevi la vostra giornata di mare, ma non dimenticatevi di fare una passeggiata lungo la costa e la pineta, sul lato sinistro dell’insenatura.

Troverete una splendida sorpresa a regnare sovrana, lì sull’altura!

 

Se al termine di questa giornata di mare non siete completamente distrutti, allora concedetevi un bel aperitivo musicale al "Fico d'India", lo storico locale di Torre Uluzzo, a Nardò. Con un panorama mozza fiato tra scogli e mare e un’atmosfera messicana in uno degli angoli più preziosi della Puglia.

 

Punta della Suina

 

Se invece amate la natura selvatica abbinata alla spiaggia, alle comodità e ad atmosfere shick, allora uno dei posti che non potete perdere è la Punta della Suina. Situata leggermente a sud di Gallipoli, percorrendo il lungomare che porta da Gallipoli a Mancaversa, ed una volta superata la Spiaggia di Baia Verde, continuando in direzione Punta Pizzo, di fronte al "Camping resort Baia di Gallipoli". Vi si accede attraversando una stradina che porta all’interno del parcheggio a pagamento dei lidi "Punta della Suina" e "Barumba".

Dopo aver attraversato a piedi una fitta pineta appare con sorprendente meraviglia lo splendore del mare cristallino dalle sfumature smeraldi e turchesi che risaltano sulle piccole insenature di sabbia.

La spiaggia è per lo più occupata dagli ombrelloni del chiosco ma ospita allo stesso tempo ampi spazi di spiaggia libera. Una delle caratteristiche più accattivanti di questo posto sta nella forma delle sue insenature, piccole ed articolate si scostano dall’immaginario di spiaggia lunga e sempre uguale, dove l’occhio riesce a seguire per chilometri la linea del bagnasciuga.

Nell’ora di punta, si può trovare riparo dal sole sia in pineta che sotto il grande e freschissimo gazebo ricoperto con foglie di palme, dove si possono trovare diverse situazioni interessanti per gli amanti della nightlife e del glamour, con caratteristici happy hour  a suon di lounge- chillout music e vocal house… (vedi anche lido "Cocoloco", "Balnearea Beach" e "Samsara")

Non posso certo omettere che la particolare posizione e struttura di questa insenatura, in certe condizioni meteorologiche, raccoglie una grande quantità di alghe secche che rendono fastidioso l’accesso al mare. Ma se siete fortunati a non trovarle, allora godrete di una giornata di totale bellezza.

Potrei concludere affermando che Punta della Suina è un posto per esteti!!!

 

La Montagna Spaccata e le Rupi di Santo Mauro

Una camminata tra paesaggi, tradizioni nei segni del passato.

A volte abbiamo dei diamanti grezzi nelle mani e, non essendo esperti a riconoscere gli oggetti di valore, si e` soliti a non dare il giusto peso che spetta a cio` che realmente un valore ce l`ha.
E per fortuna in giro c`e` ancora chi apprezza la storia e non si limita a camminare con la testa bassa con I paraocchi che tutti abbiamo indossato da quando la vita  e` diventata cosi` frenetica da averci fatto perdere l’essenza della stessa esistenza.
E di bellezze ne abbiamo da guardare e non ci basterebbe una vita per apprezzarle tutte fino in fondo.
E proprio a riguardo delle tante bellezze che vogliamo soffermare il nostro sguardo su di una chiesetta, li`, su di una rupe, in localita` lido Conchiglie, altura piu` comunemente conosciuta come Rupe di Santu Mauro, nei pressi della Montagna Spaccata.
La chiesetta ci appare cosi`, tra le rocce, che domina sul mare da secoli, piccola ed allo stesso momento imponente, semplice ed allo stesso tempo affascinante e misteriosa.
Viene voglia di salire lassu`, percorrendo quel sentiero tra I profumi ed I colori della macchia mediterranea, per vedere cosa nasconde al suo interno.
Ci incamminiamo e salendo troviamo una grotta al suo fianco, piena di leggenda e misteri; si narra che un tempo a noi lontano, San Mauro arrivato a Roma con alcuni compagni provenienti dall`Africa, venne martorizzato nell`anno 284 .
I suoi compagni, prese le spoglie del Santo, fuggirono, inbarcandosi alle volte della loro terra d`origine, inseguiti pero` da una nave romana che voleva catturarli e giustiziarli.
Durante il viaggio, all`altezza di Gallipoli, il mare si fece grosso e la forte violenza della tempesta spinse a riva la nave, costringendo I fuggiaschi a cercare riparo e, vista un`altura, si incamminarono. Raggiunta la cima, trovata una grotta , si rifugiarono al suo interno, deponendo anche il corpo senza vita di San Mauro.
Purtroppo la loro sorte fu nefasta perche`, raggiunti dai soldati romani, vennero brutalmente uccisi.
Il corpo del Santo fu ritrovato dai militari romani che cercarono invano di farne sparire ogni traccia, dandogli fuoco dopodiche’ si rimbarcarono per fare rientro a Roma.
Gli abitanti del posto, ritrovate le salme del Santo e dei suoi compagni, decisero di fondare una chiesetta in ricordo dei martiri.
In effetti, come in ogni leggenda che si rispetti, c`e` immancabilmente un fondo di verita`.
Infatti ci fu un periodo storico, che non coincide pero` con la data menzionata nella leggenda, ovvero gli anni 726 e 730 D.C. durante i quali l`Imperatore bizantino Leone III l`Isaurico,  per difendersi dalle accuse d`idiolatria mosse dai mussulmani, con un decreto proibi` la venerazione di immagini sacre e di conseguenza sussegui’ la distruzione delle icone (da questo deriva il termine iconoclastia, ovvero la rottura delle icone sacre)e  la persecuzione e l’ uccisione di molti religiosi.
Fu per questo motivo che molti monaci basiliani (monaci di rito greco o latino, seguaci della regola dettata da San Basilio Magno) scapparono dall`oriente, cercando rifugio nel Salento.
I Monaci basiliani erano soliti rifugiarsi in luoghi solitari, come per l`appunto le grotte e le pendici delle colline; ed e proprio in questo periodo storico che la chiesetta di Santo Mauro riconduce le sue probabili origini.
La chiesetta che si puo` osservare oggi e` quello che resta dell`insediamento che si trovava accanto ad essa.
Originariamente infatti oltre alla chiesetta vi erano un monastero, altri edifici ed una o piu`  grotte utilizzate per il culto.
Se vi capitera’ dunque di passare dalla litoranea che va da Santa Maria al Bagno a Gallipoli, quando vi lascerete alle spalle la montagna spaccata, distogliete I vostri occhi dal mare e vedrete una collinetta con un piccolo sentiero. Lasciate la vostra automobile, fermate il vostro tempo ed incamminatevi in questo  itinerario pieno di storia.